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Auguri per la festa del nostro Serafico Padre san Francesco d’Assisi

Auguri per la festa del nostro Serafico Padre san Francesco d’Assisi

SULLE ORME DI SAN FRANCESCO E DELLA BEATA MARIA PETKOVIĆ
Carissime superiore provinciali e locali, sorelle e giovani in formazione nella Congregazione!
 
Vi scrivo per salutarvi in questo giorno speciale per noi e di cuore auguro che la Pace e il Bene sia in ognuna di voi!
 
Ogni volta siamo più vicine alla celebrazione del nostro centesimo anniversario, e non posso non mettere in relazione questo evento di rendimento di grazie con ogni aspetto o avvenimento della nostra vita; credo che questo è il tempo adatto per ascoltare il Crocifisso che segna con un forte sigillo la nostra spiritualità.
 
 “Francesco, ripara la mia Chiesa, non vedi che è tutta in rovina?”
Gli occhi grandi e lo sguardo penetrante di questo Cristo, non hanno potuto lasciarlo indifferente, nello scoprire come il Signore di tutte le cose, il Dio grande e potente, si abbia fatto indifeso e nudo.   
 
Tuttavia, queste braccia aperte e distese invitavano, prima di tutto lui stesso, ad abbandonarsi totalmente a Dio; solo la santità è capace di rinnovare la Chiesa.
Francesco capì che prima di desiderare configurarsi al Crocifisso, con il Cristo povero, Lui stesso si era già con Francesco: Lui ha assunto la sua e la nostra umanità perché potessimo vedere in ogni circostanza la partecipazione ai misteri di Cristo.
 
In una delle sue omelie di Pasqua, il Papa diceva che i santi sono il camino di rinnovamento della Chiesa, anzi, in questi vediamo come si può vivere il Vangelo. Loro sono il quinto Vangelo, se lasciamo che continuino a parlarci, se lasciamo che la loro esperienza di Dio sia anche nostra, senza mettere i limiti”. (Maria Mercedes, Serve del Vangelo della Misericordia).
Un giovane Francesco, che nel dodicesimo secolo, ad Assisi, riceve dalla Croce di San Damiano, il grande invito: “Ve e ripara la mia Chiesa”; Blato, al inizio del ventesimo secolo, una giovane, Maria, riceve dal Crocifisso della Chiesa parrocchiale, che le piaceva contemplare, un altro invito: “Figlia amami”. Due inviti che ci chiamano alla conversione, a non rimanere immobili, a perfezionare il dono di Dio, a dare una risposta immediata all’amore.
 
Roma, ventunesimo secolo, le Figlie della Misericordia, abbiamo anche noi ricevuto una chiamata, che ci viene da Dio, per mezzo del nostro XV CGO, perché comprendessimo “che la nostra celebrazione – del centenario – consiste prima di tutto nella rinnovazione spirituale delle Figlie della Misericordia, dando un nuovo impulso al nostro carisma nel mondo d’oggi” (LA 2.1). Un invito a “fare un cammino di conversione personale, comunitario e congregazionale per sperimentare la comunione e la misericordia tra di noi” (LA 2.2). Questo è il nostro cammino di santità. Come lo stiamo percorrendo? Come stiamo rispondendo all’invito di Dio?
Care sorelle, forse questo “riparare” è il capolavoro che ognuna di noi siamo chiamate a realizzare nell’oggi della storia. Prima in ognuna, personalmente, poi nelle nostre comunità e così, indirettamente i cambiamenti si produrranno in tutta la Congregazione.
Ti sei mai chiesta che aspetti, che cose, situazioni, ricordi, vincoli, strutture, devono essere “riparate” per poter arrivare alla meta, più leggere di bagagli e con un cuore convertito, abbandonato a Dio, come quello di Maria da Blato e di Francesco d’Assisi?
 
Per questo, vi invito a rileggere personalmente le Decisioni n. 4,5,6,7 e 9 del XV CGO e rispondere a se stessa: Signore, come posso riparare questa tua dimora che sono io, tua creazione, amata e redenta? Che risposta posso darti che ancora non ti abbia dato per riflettere, più chiaramente, con più significato e sempre meglio, il Tuo volto misericordioso davanti ai fratelli e alle sorelle?
Carissime sorelle, ogni celebrazione, per noi, non può essere soltanto un giorno nel quale godere qualche sorpresa nella comunità, e questo già sarebbe abbastanza e bello; ma noi dobbiamo sempre andare un passo avanti. Non dobbiamo mai finire di domandarci e così sarà più scintillante la nostra festa nel cielo. Non possiamo neppure trascorrere la vita facendo diagnosi, diciamo al Signore: Mostraci la tua Volontà! E una volta conosciuta, dobbiamo agire di conseguenza, questa è la santità! 
 
Vi ama e vi benedice di cuore a ognuna di voi,
M. Cristina Orsillo, cfm. 
Superiora generale 2015 - 2021


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